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venerdì 12 novembre 2010

Vita Nuova (Dante)

Appartenente alla produzione giovanile e composta tra il 1292 e il 1294, la Vita Nuova è composta da venticinque sonetti, una ballata, quattro canzoni e una stanza (breve composizine tipica del Duecento); ciascun componimento è preceduto e seguito da una parte in prosa, in cui l'autore spiega i motivi dei suoi versi, il loro contenuto e la singola struttura metrica. Il titolo è stato inteso come vita giovanile o come vita rinnovata dall'amore, comunque al centro dell'opera è l'amore per Beatrice.

LE TEMATICHE: L'opera narra la storia di quest'amore giovanile mai concretizzatosi e per questo tanto più sublime. La donna amata morirà giovanissima e il dolore del poeta sarà grande. Solo attraverso l'esaltazione della donna come mezzo di comunicazione tra Dio e l'uomo egli troverà la pace dello spirito. La Vita Nuova diventa così preludio alla Commedia, dove Beatrice diventerà guida affinchè Dante possa giungere alla salvezza, assolvendo al ruolo di donna-angelo. Di seguito riporto alcuni versi di uno dei sonetti più esplicativi della concezione della donna tracciata da Dante e gli stilnovisti, intitolato Tanto gentile e tanto onesta pare.

Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

LO STILE: il valore poetico dei versi contenuti nella Vita Nuova è innegabile e, specialmente nei sonetti più famosi, la poesia si eleva a vette altissime, grazie alla capacità del poeta di coniugare precisi artifici stilistici e profonde convinzioni spirituali. Anche le parti in prosa risentono dell'atmosfera quasi irreale e immateriale in cui si snoda la vicenda umana e spirituale di Dante, dando vita a pagine dal tono solenne e profondo, che rimangono tra le più belle della prosa medievale.

mercoledì 10 novembre 2010

Le opere di Dante

In tutte le sue opere, dalla Vita Nuova alla Commedia, Dante rispecchia le concezioni culturali tipiche dell'età medievale, trattandole però in una lingua aperta a tutti ed estremamente innovativa.

EPISTOLAE
(Raccolta epistolare): comprendono lettere scritte in latino di carattere privato, alcune composte per conto di altre persone e infine quelle di argomento politico. Lo stile è ricco di metafore, citazioni e reminiscenze del linguaggio classico e biblico.

RIME (Lirica): raccolgono componimenti vari in cui Dante sperimentò forme diverse di poesia.

VITA NUOVA (Opera in versi e in prosa, cioè prosimetro. 1292 - 1294): al centro dell'opera è l'amore per la donna ideale, Beatrice.

DE VULGARI ELOQUENTIA (Trattato. 1302 - 1305): affronta la questione della lingua da utilizzare nella letteratura.

CONVIVIO (Opera in versi e in prosa, cioè prosimetro. 1304 - 1307): rimasta incompiuta, l'opera affronta gli argomenti più svariati, raccogliendo tutto il pensiero filosofico-scientifico del poeta.

DIVINA COMMEDIA (Poema allegorico-didascalico. 1307 - 1321): è il viaggio nell'Oltretomba, che il poeta immagina di compiere, per arrivare alla contemplazione di Dio.

DE MONARCHIA (Trattato politico. 1310 - 1313): Affronta il tema della monarchia universale


martedì 9 novembre 2010

Il contributo di Dante all'affermazione del volgare

All'impegno etico e divulgativo, che caratterizza l'intera opera dantesca, si salda la nuova funzione attribuita dal poeta al volgare. Convinto delle potenzialità e della dignità del volgare, Dante lo elesse a primario strumento di comunicazione, utilizzandolo non solo nella produzione poetica, ma anche nella prosa filosfico-scientifica.
Lo scrittore si impegnò a consacrare il volgare come lingua letteraria in un trattato di retorica intitolato De vulgari eloquentia, composto in latino, in quanto destinato ai dotti perchè prendessero coscienza del valore del nuovo idioma. Dante, dunque, fu il primo a porre il problema del linguaggio e della comunicazione letteraria in termini nazionali.

lunedì 8 novembre 2010

Il pensiero politico di Dante

L'epoca in cui il poeta visse fu un periodo buio e controverso della storia. In Italia il vuoto di potere verificatosi, da un lato, permise la definitiva affermazione delle città comunali, dall'altro, accrebbe le possibilità d'azione della Chiesa che, da tempo tesa a rafforzare il proprio potere temporale, intraprese una politica ancora più aggressiva con Bonifacio VIII.
Tutto ciò appariva a Dante un rovinoso sconvolgimento dell'ordine voluto da Dio:l'imperatore non si rendeva più garante del rispetto dei valori civili; l'autorità ecclesiastica, devastata sempre più dalla corruzione e dall'avidità, stravolgeva il valore della sua vera missione. Nel De monarchia Dante giungeva all'elaborazione di una moderna concezione della sepparazione dei poteri imperiali ed ecclesiastico: entrambi voluti da Dio per rispondere a finalità diverse, avrebbero dovuto agire in maniera autonoma, ma al tempo stesso complementare, in quanto tesi al bene comune.

Il fine dell'esistenza umana per Dante

Per il poeta l'umanità ha il compito di perseguire due fini, uno terreno e uno celeste: nella sua vicenda mondana l'uomo deve sviluppare le potenzialità dell'intelletto e l'innato amore per la conoscenza, mentre l'altro scopo a cui deve aspirare è il raggiungimento della beatitudine eterna.
L'uomo riesce a conseguire il fine terreno mettendo a frutto gli insegnamenti della filosofia e praticando le virtù morali e intellettuali; per giungere a quello celeste, invece, è necessaria la mediazione divina.

venerdì 5 novembre 2010

Dante, intellettuale medievale

Il poeta incarna numerosi aspetti dell'intellettuale medievale. Egli è dotato di una cultura enciclopedica, che abbraccia ogni ramo del sapere, dalla letteratura all'astronomia, dalla geografia alla storia, dalla filosofia alla scienza; il suo capolavoro, la Commedia, appare agli occhi di un lettore moderno come una grande summa delle conoscenze dell'epoca. Il suo pensiero, inoltre, è profondamente pervaso da quel sistema filosofico che prende il nome di *Scolastica, il cui massimo esponente fu Tommaso d'Aquino.
Tuttavia Dante non si adeguò in modo integrale al tomismo, cioè al sistema filosofico e teologico costituito da Tommaso, ma fu pronto ad accogliere teorie diverse, guardando anche a sant'Agostino e ai grandi mistici medievali. Per lui, come ogni intelletuale medievale, il procedimento allegorico permette di scoprire e comprendere il senso intrinseco delle cose; ed esso è applicato all'interpretazione non solo della natura, ma anche della letteratura e della storia. Lo scrittore, infatti, legge i classici latini, non collocandoli in una prospettiva storica ma sovrapponendo a essi le proprie concezioni. Analogamente la storia è vista come una concatenazione di avvenimenti, che rispondono al disegno divino, per cui un fatto viene interpretato come profezia, figura di un altro verificatosi in seguito.

*Scolastica: scuola filosofica che nacque nei centri culturali monastici e , tra il XII e il XIII secolo, si affermò nelle università. Prendendo le mosse dell'interpretazione del pensiero aristotelico, mirò a costruire una sistemazione organica del sapere sulla base della fede cristiana.

giovedì 4 novembre 2010

Il profilo letterario di Dante

Dante fu profondamente radicato nella realtà del suo tempo, non solo per l'intensa partecipazione alla vita politica, ma anche per la magistrale sintesi culturale realizzata.
La sua opera, infatti, approda a un'elaborazione complessiva dell'esperienza umana e dà origine a modelli contenutistici e formali validi per la letteratura italiana di ogni tempo.

martedì 2 novembre 2010

La vita di Dante Aligheri

1265 Nasce a Firenze tra maggio e giugno.
1274 Per la prima volta, all'età di nove anni, vede Beatrice, che sarà la protagonista assoluta della sua lirica d'amore e verrà cantata anche nella Commedia.
1285 Sposa Gemma Donati, dalla quale ha tre figli.
1292 - 1294 Compone la Vita Nuova.
1295 Si avvia alla carriera politica, ricoprendo importanti cariche pubbliche.
1300 Viene nominato priore, massima carica del Comune.
1302 E' condannato in contumacia al rogo, accusato di opposizione a Bonifacio VIII e a Carlo di Valois.
1302 - 1305 Scrive il De vulgari eloquentia.
1304 - 1306 E' in esilio in varie città italiane.
1304 - 1307 Scrive il Convivio.
1307 - 1321 Compone la Divina Commedia.
1310 - 1313 Probabilmente scrive il De monarchia.
1313 Si reca a Verona, ospite di Cangrande della Scala.
1315 I suoi concittadini gli propongono l'amnistia, che lui però rifiuta, vedendosi confermata la pena di morte.
1321 Muore a Ravenna tra il 13 e il 14 settembre.


venerdì 29 ottobre 2010

Il teatro

Gli storici parlano, in relazione all'Alto Medioevo, di teatralità diffusa, facendo riferimento a quell'insieme di pratiche ludiche e spettacolari che sono manifestazioni della ritualità religiosa o civile. Portavoce della storia del teatro medievale sono i giullari, che tramandano per via orale un patrimonio gestuale, recitativo e musicale di lontana derivazione classica, a cui si aggiungono elementi nuovi. Il giullare si trova un pò ovunque: presso le corti e le cattedrali, lungo le vie di pellegrinaggio, nelle piazze e nei mercati. Ma nel Medioevo il teatro diviene soprattutto il mezzo più popolare per vivere collettivamente la sensibilità religiosa. Inizialmente è la stessa Chiesa ad avvalersi del cosiddetto ufficio drammatico, una sorta di piccola rappresentazione teatrale recitata in latino relativa a celebrazioni del rito cristiano.
I laici traducono i testi in lingua volgare e conferiscono agli apparati scenici una rilevanza centrale; i temi vengono notevolmente dilatati, comprendendo sia soggetti agiografici (cioè relativamente alla vita dei santi) sia particolarmente leggendari e profani.
In Italia, intanto, trova diffusione la lauda drammatica (la lauda era un genere di poesia volgare impostata sugli schemi metrici e musicali della ballata profana), che trova il suo più celebre episodio in Donna de paradiso di Jacopone da Todi. Col tempo questa forma di dramma assume le caratteristiche proprie della sacra rappresentazione: produce apparati e scenografie sempre più elaborati, amplia il numero dei personaggi e si arricchisce di elementi profani e realistici. Il metro utilizzato è quello dell'ottava narrativa, mentre l'azione viene preceduta da un annuncio e seguita da una licenza, entrambi proferiti da un angelo.

giovedì 28 ottobre 2010

La poesia didattico-morale

Nel corso del XIII secolo, mentre l'Umbria viveva l'esperienza francescana e delle confraternite religiose, l'Italia settentrionale conosce una letteratura in volgare il cui fine, ugualmente religioso, è però affiancato da intenti laici e civili. Questa letteratura didattica è volta all'educazione e all'ammaestramento dei ceti più umili della popolazione. Gli scrittori, dunque, appaiono strettamente legati alla vita civile del tempo e si rivolgono, in un linguaggio semplice e immediato, a un pubblico non colto.
Tra di essi emergono Giacomino da Verona, di cui si hanno scarsissime notizie, e Bonvesin de la Riva (1240 ca - 1315 ca), grazie ai quali la rappresentazione letteraria dell'oltremondo allarga la sua cerchia di fruitori a un pubblico più vasto. In Toscana il più eminente rappresentante della poesia didattico-allegorica è Brunetto Latini (1220 ca - 1294), che scrive Il Tesoro, ampia enciclopedia in lingua d'oil che tratta di storia, scienze naturali, retorica e politica, e Il Tesoretto, un'opera allegorico-enclicopedica in versi, composta in volgare fiorentino e rimasta incompiuta.

mercoledì 27 ottobre 2010

La poesia religiosa

La letteratura religiosa medievale, al di là della singolare esperienza di san Francesco (1182 - 1226), autore del celere Cantico delle creature, noto come Cantico di frate Sole, trova espressione nella cosiddetta lauda, un componimento contenente lodi a Dio, alla Vergine e ai santi, che sembra tragga origine dall'antica liturgia ecclesiastica.
Nell'Umbria del Duecento, tuttavia, la lauda, non più in latino ma in volgare, esce dal ristretto ambito della liturgia ufficiale e si diffonde tra le masse. Essa viene scelta quale strumento espressivo dal più grande poeta religioso di questo periodo, Jacopone da Todi (1236 ca - 1306). La vita del poeta è profondamente segnata dalla sua conversione, avvenuta in seguito alla tragica morte della moglie. Da quel momento egli entra a far parte dell'Ordine francescano schierandosi con gli *spirituali, sostenitori di una rigida osservanza della Regola del frate assisiate, e conducendo un'aspra lotta contro papa Bonifacio VIII, in seguito alla quale subisce la scomunica e la prigionia.

*Spirituali: all'interno dell' Ordine francescano causarono una profonda scissione, opponendosi ai conventuali, che erano inclini a una più libera interpretazione della Regola di san Francesco.

martedì 26 ottobre 2010

La poesia comico-burlesca

Si tratta di un genere poetico che nasce contemporaneamente al dolce stilnovo al quale è deliberatamente antitetico. Mentre gli stilnovisti avevano cercato di trascendere e idealizzare la realtà, cantando sentimenti elevati e utilizzando un linguaggio ricercato ed elegante, questi poeti utilizzano uno stile basso e un linguaggio più spontaneo e colloquiale; inoltre, fanno uso della parodia per stravolgere e ridicolizzare aspetti della realtà. Tali scelte stilistiche sono riconducibili alla produzione goliardica mediolatina, di cui un celebre esempio è rappresentatto dai *Carmina Burana, e a buona parte delle letterature romanze contemporanee (i contrasti fra trovatori, le invettive ecc.).
Il capostipite della poesia comico-realistica è Rustico Filippi (1230 ca - fine Duecento), che nei suoi sonetti ritrae, in toni grotteschi e caricaturali, persone e scene dell'ambiente borghese fiorentino. Personalità interessante e complessa è Cecco Angiolieri (1260 ca - 1313 ca), il cui linguaggio oscilla tra la rudezza gergale e l'utilizzo, in funzione parodistica, di termini dello stile alto. Leggiamo la prima quartina di un suo famoso sonetto, nella quale il poeta spiega quali sono le grandi passioni della sua vita.
Tre cose solamente m'ènno in grado,
le quali posso non ben fornire,
cioè la donna, la taverna e l'dado:
queste mi fanno 'l cuor lieto sentire.
Da ricordare anche Folgore da San Gimignano (vissuto tra XIII e XIV secolo), il quale nelle sue poesie rende momenti tipici della vita cittadina.

venerdì 22 ottobre 2010

La lirica d'amore

Nei primi decenni del Duecento in un ambiente culturalmente vivace e aperto come quello della corte di Federico II di Svevia, sovrano del Regno di Sicilia, nasce la scuola siciliana. La poesia dei rimatori siciliani si ispira alla tradizione lirica provenzale. Tuttavia la grande e rivoluzionaria novità offerta da questi poeti è costituita dall'utilizzo del volgare locale, depurato e nobilitato. Un simile fermento culturale è reso possibile dalla caratteristica figura di Federico II di Svevia (1194 - 1250), imperatore interessato alla filosofia, alle scienze naturali, al diritto, all'astronomia e poeta egli stesso. Federico fa della corte di Palermo un centro di attrazione per i insigni esponenti della cultura europea e mediorientale del tempo. Il cenacolo dei poeti di corte era costituito, oltre che dallo stesso imperatore, da un folto gruppo di funzionari imperiali, tra i quali il notaio Jacopo da Lentini (1210 ca - 1260 ca), il giudice Guido delle Colonne (1210 ca - ?), l'esperto di arti cancelleresche Pier delle Vigne (1190 ca - 1249). Questi poeti, tanto legati agli aspetti pratici della vita di corte, nei loro componimenti non trattano altro tema che l'amore. Per essi la poesia non è strumento di polemica, è semplicemente evasione dalla realtà, raffinato strumento con cui intrattenere l'aristocratico popolo di corte.
Estraneamente lontana dalla realtà statica e rarefatta della monarchia sveva è quella dinamica e instabile dei Comuni toscani. La personalità più rappresentativa del gruppo dei rimatori toscani è quella di Guitone d'Arezzo (1235 ca - 1294). la sua vita si divide in due parti, segnate dalla conversione del poeta a vita religiosa. Il suo Canzoniere riflette tale distinzione: la prima parte comprende liriche di contenuto amoroso, la seconda componimenti di ispirazione religiosa, politica e civile.
In evidente polemica con la lirica guittoniana si pone Dante nel XXIV canto del Purgatorio, allorquando espone a Bonagiunta Orbicciani la poetica del gruppo di poeti fiorentini di cui faceva parte, che egli stesso definisce dolce stilnovo. Il dolce stilnovo rappresenta, infatti, un insieme di esperienze, i cui protagonisti si distaccano nettamente sia dalla tradizione siculo-provenzale sia da quella guittoniana. Essi sono, oltre al bolognese Guido Guinizelli (1230 ca - 1276), i fiorentini Guido Cavalcanti (1250 ca - 1300), Dante Aligheri, Lapo Gianni (1250 - 1328), Dino Frescobaldi ((1271 - 1316) e Cino de' Sigibuldi (1270 ca - 1336/7), originario di Pistoia.
Sul piano dei contenuti, gli stilnovisti desumono dalla precedente tradizione lirica il tema dell'amore cortese, vivendolo alla luce di una rinnovata sensibilità. La donna è vista come un essere angelicato, una creatura a metà strada tra il terreno e il divino, dispensatrice di serenità e ispiratrice di perfezione morale.
Connotati del tutto nuovi assumerà Laura, la donna cantata nel Canzoniere di Francesco Petrarca.

Memorialistica e storiografia

La prosa volgare del Due-Trecento è anche il principale mezzo espressivo della produzione memorialistica e storiografica. Particolare diffusione conseguono le cronache che raccontano eventi riguardanti città, regioni, ambienti e si dilungano sui fatti che il compilatore ha vissuto da vicino.
Tra queste spiccano la Cronica di Salimbene de Adam (1221 - 1287) e quelle di Dino Compagni e Giovanni Villani.
Un caso a sé nel genere della memorialistica è il Milione di Marco Polo.

giovedì 21 ottobre 2010

Il romanzo medievale

Il genere che maggiormente aveva caratterizzato la letteratura in lingua d'oil era stato il romanzo (il termine deriva dall'aggettivo francese romanz), narrazione in versi di argomento antico o cavalleresco, così denominata perchè si presentava come la forma per eccellenza della nuova lingua romanza. Quanto in primo luogo definiva il nuovo genere era il racconto ad ampio respiro, riferito non a imprese militari collettive, ma ad avventure di singoli individui o di piccoli gruppi di cavalieri.
Tra Duecento e Trecento si tende a mettere in prosa la materia romanzesca. E nello stesso periodo si verifica il trasferimento del romanzo francese in volgare italiano: soprattutto in area toscana si producono traduzioni e riadattamenti che giungono ad affascinare con le loro tematiche amorose un nuovo pubblico di lettori aristocratici e borghesi.
In Italia Giovanni Boccaccio, ricollegandosi da un lato alla tradizione francese e dall'altro a quella del romanzo ellenistico, dà vita al suo Filoloco, romanzo in prosa, in cui l'autore, prendendo le mosse dal poema francese Florio e Biancifiore, amplia la narrazione, conferendole uno stile e dei caratteri assolutamente inediti e originali.
L'altro romanzo in prosa di Boccaccio è l'Elegia di Madonna Fiammetta.

mercoledì 20 ottobre 2010

La novella

Con il Novellino, una raccolta di brevi racconti di autore ignoto risalente alla fine del Duecento, inizia ad acquistare progressivamente identità un nuovo genere letterario: la novella.
All'intento esemplare di anedotti religiosi e di edificazione socio-morale, tipico degli *exempla, si accosta ora il gusto di narrare delle storie (solitamente inserite in cornici più ampie) per il semplice intrattenimento del lettore o uditore.
I massimi risultati del genere si raggiungeranno nel Trecento con il Decameron di Giovanni Boccaccio.
Risalente alla fine del XIV secolo è, invece, il Trecentonovelle, una raccolta del mercante fiorentino Franco Sacchetti (1332 ca - 1400).

*exempla: raccolte di anedotti, apologhi, detti e fatti degni di memoria, attribuiti a personaggi famosi del mondo classico o di età più recenti. Contenevano norme morali, sociali, religiose e di comportamento che si traducevano in situazioni e azioni esemplari.

lunedì 18 ottobre 2010

I trattati di retorica

Nel XIII secolo Bologna, sede della celebre università, diventa il centro propulsore dell'insegnamento della retorica in volgare. Qui Guido Faba, maestro di retorica e notaio vissuto nella prima metà del secolo, scrive in latino molti manuali di *artes dictandi, ma soprattutto due opere: la Gemma purpurea e i Parlamenta et epistolae, nelle quali, accanto a esempi di retorica in latino, ne inserisce alcuni in volgare.
A Firenze Brunetto Latini (1220 - 1295) scrive la Rettorica, volgarizzamento dei primi capitoli De Inventione di Cicerone. Alla traduzione l'autore affianca un ampio commento, dove mette in luce il legame esistente tra gli insegnamenti della retorica e la loro funzione politica. Ma la sua opera testimonia soprattutto l'affermarsi del culto del bel parlare, del discorso ben costruito, elegante e funzionale, che non risponde solo a esigenze di tipo pratico e utilitaristico, ma si compiace del proprio decoro esteriore.

*Artes dictandi: manuali di retorica o meglio di modelli di stile epistolare e oratorio, usato nelle scuole medievali.

venerdì 15 ottobre 2010

La lingua

Contemporaneamente alla nascita dei regni romano-barbarici, fanno la loro comparsa, sullo scenario culturale europeo, le * lingue neo-latine o romanze (italiano, francese, provenzale, catalano, spagnolo, portoghese, ladino, rumeno).
L'esistenza di un latino parlato, utilizzato quotidianamente dal popolo e diverso dal latino classico, è attestata già in età repubblicana. Questo processo subisce un'accelerazione dopo il crollo dell'Impero: il latino volgare, a seguito dei contributi lingustici apportati dai popoli invasori, perviene al prodotto finito delle lingue romanze.
Al Concilio di Tours (813), graze alla volontà di Carlo Magno, si prende atto della necessità di far giungere il messaggio cristiano a tutti gli strati della popolazione.
In Italia il primo scritto che presenti elementi di lingua volgare è dato dal noto indovinello veronese, databile tra VIII e IX secolo. Le testimonianze più significative dello sviluppo del volgare sono rappresentate, tuttavia, dai quattro placiti campani. Il più importante di essi, il placito capuano, risale al 960 e riguarda una questione giuridica relativa all'Abbazia di Montecassino.
Tuttavia questa presa di coscienza dell'esitenza del volgare non corrisponde a una sua immediata ufficializzazione, nè impediscce alla lingua latina di conservare l'indiscussa prerogativa di lingua ufficiale.


* Neo-latine: le lingue derivate dal latino, dette anche romanze (dall'espressione romanice loqui, che indicava il linguaggio delle popolazioni romane, o romanizzate, in contrapposizione a quello dei Germani).

lunedì 11 ottobre 2010

Il pensiero filosofico

Nel Medioevo le opere filosofiche (sia le *summae di carattere enciclopedico ch gli scritti della corrente mistica) rispecchiarono sempre la propria ispirazione religiosa.
Di una corrente mistica è testimonianza fondamentale l'opera di san Bonaventura da Bagnoreggio (1217 ca - 1274), francescano che, criticando il razionalismo aristotelico, nelle sue opere (tra cui l'Itinerarium mentis in Deum) vuole dimostrare come il mezzo più sicuro per accostarsi a Dio sia la fede, lo slancio mistico, e come la ragione non sia altro che un mezzo per elevare l'uomo e renderlo più idoneo alla contemplazione della luce infinita.
All corrente razionalistica appartengono, invece, gli scritti di san Tommaso d'Aquino (1225 ca - 1274), filosofo e teologo che nella Summa theologiae si adopera per accostare la filosofia aristotelica alla religione cristiana, senza tuttavia porre in dubbio i dogmi rivelati che, senza la nostra ragione non può dimostrare, è certamente in grado di difendere da incertezze e obiezioni.

* Summae: trattazioni sistematiche di un campo del sapere, elaborate tra XII e XIII secolo

giovedì 7 ottobre 2010

La figura dell'intellettuale

Nel medioevo è la Chiesa a detenere il monopolio nella gestione dell'intero patrimonio culturale: i monasteri sono i più importanti luoghi della cultura medievale, non solo per il valore dei loro scriptoria (luoghi in cui i monaci amanuensi svolgevano il prezioso ufficio di trascrizione dei codici manoscritti), ma anche per l'attività educativa svolta dalle loro scuole e per i contatti che essi instauravano tra loro e con i centri di potere politico più inclini alle attività culturali.
In questo periodo la figura dell'intelletuale si identifica dunque con quella del clericus, dell'ecclesiastico.
Una svolta decisiva nella storia delle istituzioni culturali del Medioevo, si verifica solo nel XII con la nascita delle università. Esse traggono origine dall'esperienza degli studia urbani (in Italia i più importanti sono quelli di Bologna e Salerno, in Francia le scuole di Parigi), che tra il XII e il XIII secolo definiscono giuridicamente il proprio carattere di istituzioni pubbliche, costituendo organismi di livello superiore, gli studia generalia. Compare così un nuovo tipo di intellettuale: il docente, che può essere anche laico.
Nel'Italia del Duecento e del Trecento, nel generale clima di disgregazione politica, Firenze appare il centro culturale più prestigioso sebbene numerosi scrittori per ragioni diverse se ne allontanino (da Dante a Petrarca, a Boccaccio). Percorrendo l'intera penisola, essi assolvono a una funzione di primo piano nella diffusione dei modelli letterari fiorentini, che, fondamentalmente, riprendono schemi duecenteschi e danteschi, sviluppano generi di tipo popolare come i cantari (componimenti in ottava rima, che venivano recitati nelle piazze cittadine) o forme della letteratura devota. Muta lentamente anche l'immagine sociale dello scrittore che non si ritiene più vincolato a un pubblico in particolare e può offrire la propria opera a destinatari diversi, da quelli comunali e cittadini a quelli aristocratici e cortigiani delle nuove Signorie.
Contrapposta a questa figura è quella dell'intellettuale municipale, ben radicato nella vita cittadina, che persiste soprattutto in Toscana. Il poeta toscano non è il cortigiano raffinato o l'attento burocrate, ma un cittadino emotivamente coinvolto nelle vicende della propria città, con idee e passioni prprie, pronte a essere riversate in una produzione poetica che affronta anche argomenti religiosi, politici e civili.